mercoledì 30 novembre 2016

la piccola tragedia del cantautore

Difficile la vita del cantautore!
Scrive la musica e ci adatta un testo.
Oppure scrive un testo e ci adatta la musica.
Ma non bastano solo le belle parole, il vero cantautore ci mette le emozioni.
Le proprie emozioni, il vissuto. Ricordi, amori, gioie e sofferenze.
Intime, private.
E così nasce la canzone, quella bella, quella "vera". Quella che piace alla gente.

Passano gli anni. Si cresce, si cambia.
Eppure quelle canzoni continuano ad essere richieste dal pubblico.
Così tutto riaffiora costantemente, come se fosse un'eterna terapia di gruppo autoimposta.
E lui, novello Prometeo, rivive ogni volta lo stesso atroce supplizio.
 

Stesse sofferenze, stesse delusioni, stesse piatte gioie.



Così anche il collezionista di caffettiere cerca di rivivere le sensazioni delle prime scoperte.
La ricerca diventa più importante dell'oggetto in sè.
Una droga. Insaziabile.
Qualcuno riesce a contenersi.
Qualcuno no.
 
 
Diverse situazioni.
Stesso masochismo.



venerdì 25 novembre 2016

Moka Bialetti e Luigi de Ponti.

Pochi giorni fa stavo effettuando una ricerca sulla moka Bialetti quando, come un fulmine a ciel sereno arrivai a questa pagina del web: 


e poi a questa:


per poi arrivare a questo:


e a molti altri ancora... moltissimi!

Tutti citavano l'inventore della moka, il sig. Luigi de Ponti.
Inventore e detentore del brevetto.

"Alfonso Bialetti was a metal engineer who kick-started his company by acquiring the invention for the Moka Pot from its creator Luigi De Ponti."

Una notizia davvero incredibile.
Talmente incredibile che ... non ho potuto crederci.
Ho verificato su Wikipedia e la stessa notizia appare sia in italiano che in inglese.

Ho fatto altre ricerche. Molte telefonate.
Ed ho avuto tante conferme.

Luigi de Ponti era l'amministratore delegato della Alfonso Bialetti & C., Fonderia In Conchiglia S.P.A. negli anni '80. 

Non era lui l'inventore della moka, pensata, sviluppata e prodotta da Alfonso Bialetti nel 1933.

Eppure da dove nasce l'equivoco che ha scatenato questa bufala


Il brevetto del 1983 in questione indicava come inventore il sig. de Ponti.
Un brevetto che molti collezionisti riconosceranno.
 
Ma non è certamente il brevetto della Moka del 1933.
Brevetto che non fu mai fatto fino agli anni '50 in quanto Alfonso Bialetti all'epoca non era in grado di pagarselo.

Attenti alle bufale.
Internet non è fonte di verità assolute.


martedì 15 novembre 2016

domenica 13 novembre 2016

Neowatt 312




 Vincenzo Bovisio e Piero Cantone.
Nel 1931 i due soci diedero vita alla Neowatt e per circa 25 anni ci regalarono le macchine da caffè più eleganti e dal design più ardito di quell'epoca.

 La 312 è una di queste macchine.
Dotata di un manico di faggio verniciato, si discosta da ogni altra macchina dell'epoca (fine anni '30 - fine anni '40).
 Splendido il tappo gigante dello stesso diametro della macchina.

 Classica la presa a tre poli che permetteva di utilizzare tre diversi voltaggi.
 
 Notiamo la scritta "Mod. Dep."
Potrebbe quindi essere la prima Neowatt del dopoguerra secondo il Modello 25693 del 22/10/1946
"Macchina elettrica portatile per caffé espresso il cui corpo é di forma aerodinamica".
 Non saprei dire se l'aerodinamicità è riferita al manico.
Io non lo farei volare per verificarlo!
Volete farvi un bel regalo?
Compratevi una Neowatt. 
E coccolatela.


(nota: le foto del catalogo Neowatt sono del sig. Piero Cantone)

La Squisita (aggiornamento)

 Anche la Squisita è una macchina da caffè che tra 50 anni sarà stimata e ricercata tra i collezionisti.
 Le innovazioni su i materiali ed i trattamenti superficiali delle caffettiere sono sempre più rari.
Rarissimi direi.
 E avere una caffettiera antibatterica è certamente un passo avanti per chi ricerca il benessere anche in una tazza di caffè.
 In questi anni la Squisita si è regalata una nuova valvola di sicurezza...
 ...e soprattutto un nuovo filtro sorprendente.
 In realtà è un accessorio venduto separatamente, utilizzabile anche con le moke da 4 tazze.
Costa 16 euro, quasi quanto una moka intera.
La forma è stata studiata appositamente per sfruttare completamente il caffè, e infatti ne va messo un pò di meno.
Nei prossimi mesi lo metterò alla prova. 
Per ora è comunque un bell'oggetto.
 
Per gli interessati ... cliccate qui:

giovedì 3 novembre 2016

Caffè: analisi della mancata evoluzione gustativa italiana (1884-1984)

Voglio sollevare un velo.
Voglio raccontare in breve una storia triste, sotto gli occhi di tutti da fin troppi anni.
E lo farò partendo da una domanda:
perché il caffè-filtro è il metodo di preparazione del caffè più usato al mondo?

Facilità d’uso. Costo dei materiali. Resa gustativa in tazza.


Perché il caffè-filtro è il metodo di preparazione del caffè più usato al mondo.. tranne che in Italia?


Partiamo con un po’ di storia…
Nel 1884 Angelo Moriondo (link) 

presenta all’esposizione di Torino (link)
la sua invenzione : una grande  macchina da caffè a pressione di vapore capace di produrre centinaia di caffè all’ora.

Già Loysel nel 1861 aveva tentato la strada della produzione di caffè di massa con il suo enorme e certamente meno pratico percolatore idrostatico.


La differenza nella macchina di Moriondo stava tutta nella spinta del vapore in pressione (circa 1,5 bar) che conferiva al caffè un gusto decisamente nuovo: il sapore amaro e bruciato

Era nato il caffè Espresso.
Questa invenzione rivoluzionaria in realtà rimase relegata in Piemonte per circa 20 anni, fino all’avvento delle macchine a colonna della Bezzera, 

seguite dalle Pavoni
 e dalle Victoria Arduino (e molte altre ancora).

Nel frattempo buona parte della popolazione maschile italiana scopriva le virtù corroboranti della nera bevanda durante la Prima Guerra Mondiale. 


Lentamente, inesorabilmente, le terribili macchine Espresso a vapore si diffusero in tutta Italia, seguendo la colonizzazione coatta messa in atto dai Piemontesi nelle maggiori città italiane per l’unificazione di regioni e città che nulla avevano in comune tra di loro. Nemmeno la lingua parlata.


Il Fascismo

 ed il Futurismo

 diedero poi un’ulteriore spinta ideologica al consumo “maschio” dell’italica nerissima bevanda.

L’espresso era Veloce! L’espresso era Forte! L’espresso dava Energia!

 
"Sorseggiato al volo a 99 °C dal fascista perfetto 



non faceva perdere tempo a bighellonare al bar come invece capitava a quei pederasti intellettuali che rovinavano il futuro del Regno e delle sue fulgide Colonie con discorsi politici devianti dal sentiero tracciato dal Duce."

E nel Ventennio (link) 

vennero create repliche casalinghe, la maggior parte accompagnate dalla magica parola evocatrice “Espresso, Espress, Express, Espres) che di fatto permettevano di bere a casa “un caffè come al bar”.
Stesso gusto. Bruciato. Amarissimo.
Le più eleganti  (e care) erano macchine elettriche in ottone nichelato e successivamente cromato, altre erano in rame e ottone con alimentazione ad alcool, mentre le più diffuse furono le macchine in alluminio inscatolato oppure fuse in conchiglia (ben più rare).

Il colpo di grazia all’italico palato furono le sanzioni della Società delle Nazioni che portarono al blocco delle importazioni ed alla conseguente Autarchia.


I surrogati del caffè
 si diffusero rapidamente divenendo parte integrante dello scarso caffè in circolazione.
 Orzo e Cicoria abbrustoliti pronti per essere miscelati donavano ulteriore gusto oleoso più simile al petrolio che al vero caffè.

La stessa icona del Sud Italia, la caffettiera Napoletana, 

(che di fatto è una macchina a filtro ribaltabile) fu violentata ripetutamente spingendo l’utente (furbescamente) ad utilizzare caffè di bassa qualità tostato fino alla completa carbonizzazione per avere “lo stesso aroma (di bruciato) del bar”. 


Terminata la Seconda Guerra Mondiale comparve quasi timidamente la Moka Espress, 

divenuta entro un anno Moka Express, prodotta dalla piccola officina Bialetti di Crusinallo.
 Nelle prime pubblicità la Bialetti decantava la possibilità di bere un caffè “come al bar”.
 Infatti il famoso borbottìo che ogni italiano ama altro non è che il passaggio a 120 °C circa di vapore attraverso il caffè macinato. 
Esattamente come al bar nel 1946...
Vapore che brucia e rovina gli aromi del caffè..   Li estrae e profuma tutta la casa. 
Profumi deliziosi che purtroppo non finiscono in tazza. 

Milioni di moke prodotte, senza contare i cloni e le centinaia di piccoli e medi produttori che si accodarono alla Bialetti. 
Probabilmente il 90% o più delle famiglie italiane possedeva una moka nel periodo tra gli anni ’50 e ’90.

Quattro generazioni di Italiani si trovarono a credere che il gusto del buon caffè era esclusivamente quello prodotto attraverso la spinta del vapore.


Nel 1946 l’evoluzione delle macchine da bar creò un trauma ed una separazione mentale: ecco che il caffè si divise tra “bar” e “casa”.

Il gusto era completamente diverso se estratto con i fatidici 9 bar e 93°C (circa). 
Aromi, corpo, crema spessa e persistente. La “macchinetta” non dava niente di tutto questo.

Certamente ci furono svariati tentativi per portare la “crema caffè” a casa 

ma i costi per l’acquisto di una buona macchina e il relativo macinacaffè non erano alla portata di tutti. E ci voleva anche una buona manualità.

Poi dagli anni ’90 in poi la Nespresso e tutti i cloni a seguire fecero pagare a carissimo prezzo la comodità delle capsule e la loro facilità d’uso.


E il caffè filtro in Italia? Per anni reietto, definito “brodaglia”, con poco gusto (ovviamente mancava l’amaro estremo ed il retrogusto di carbon coke) venne etichettato come caffè all’americana o alla tedesca, quindi “estero”.

Ma se volete sorseggiare un Sidamo o un Colombiano provando brividi di piacere io vi consiglio il caffè filtro al 100%.



E’ possibile rieducare il palato? Certamente si.


E’ possibile rieducare la mente? 

Le Credenze Limitanti? Si, ma con molte difficoltà.

L’ottusità dell’Italiano medio in tema di caffè è costante motivo d’imbarazzo tra gli addetti del settore che lavorano con prodotti di qualità. 





Il caffè migliore al mondo si beve in Italia.

Il caffè migliore d'Italia si beve a Napoli.
 Noi italiani abbiamo una Cultura del caffè.
Mi spiace ma non è così.

domenica 23 ottobre 2016

Bacchi Edwige: una gioia per pochi (forse)

Osservatela bene: questa è una caffettiera ideata e prodotta da Andrea Bacchi.
6 esemplari in tutto.
Tornita dal pieno.
Il che significa che nasce da una barra enorme di alluminio.
Non ci sono particolarità tecniche evidenti se non per il fatto che la caldaia letteralmente "scompare" all'interno della cuccuma superiore.


Tutto il resto è puro design.
Il coperchio? Non serve.
Toccarla con mano lascia senza fiato.
Un vero gioiello
Chi la volesse... non può.
Questi sono prototipi. 

Però se riusciremo ad essere un bel gruppo di interessati si potrà avviare una piccola produzione a tiratura limitata.
Io sono già prenotato per due pezzi.
Un altro innominabile pure...
Scrivetemi!

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